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Tumblehair: la palla di capelli di K18 che ha invaso New York
Una palla di capelli alta 3 metri che rotola per le strade di New York. Sì, è successo davvero.
Si chiama Tumblehair ed è l’attivazione con cui K18 ha lanciato FutureIQ, il suo nuovo siero dedicato alla longevità dei capelli. Una normale adv non sarebbe bastata. Serviva qualcosa che la gente si fermasse a guardare, fotografare, raccontare.
L’insight dietro un’idea assurda
Sembra una provocazione e basta. Invece dietro c’è un insight preciso: rappresentare i 167 miliardi di capelli che ogni giorno si perdono, in modo del tutto naturale, a New York. Un numero che detto così non ti dice niente. Trasformato in una palla gigante che ti passa accanto sul marciapiede, non te lo dimentichi più.
È questo il punto. Il problema che il prodotto risolve, la caduta dei capelli, viene raccontato senza drammi, senza la classica foto prima e dopo. Viene reso visibile, quasi simpatico, e soprattutto impossibile da ignorare.
Anche il percorso era una strategia
Tumblehair non rotolava a caso. Il percorso è stato studiato: da Midtown al West Village, passando per Chinatown e Seaport, fino ad arrivare davanti a Sephora.
Ed è qui che l’attivazione diventa marketing vero. La curiosità nasce per strada, la conversione avviene in negozio. Chi ha seguito la palla, o l’ha vista nei video degli altri, si ritrova esattamente dove può comprare il prodotto.
La lezione per chi fa marketing
- 01Parti da un dato vero sul problema che risolvi e rendilo fisico, visibile. I numeri convincono di più quando si vedono.
- 02Un’attivazione non deve solo stupire: deve portare le persone da qualche parte. Pensa sempre al passo dopo, il negozio, il sito, la prenotazione.
- 03L’effetto “devo filmarlo” vale più di qualsiasi spazio comprato. Se la gente lo riprende col telefono, i contenuti li produce il pubblico al posto tuo.
- 04Non servono budget da New York. Anche a Milano un’idea fisica, fuori scala e ben posizionata in città fa parlare più di un volantino.
E voi, se l’aveste vista rotolare per Manhattan, l’avreste seguita?


