Advertising · Experiential marketing · · 3 min di lettura
Fall 2: Deadpoint, Lionsgate fa guardare il film in piedi su una trave sospesa
Guarderesti un film intero in piedi su una trave sospesa? Non per cinque minuti. Fino ai titoli di coda.
È quello che Lionsgate ha chiesto ad alcuni spettatori per l'uscita di Fall 2: Deadpoint. A Los Angeles ha organizzato due proiezioni molto fuori dal comune. Niente poltrone, niente popcorn. Travi rialzate, imbracature allacciate e una sola regola: resistere fino alla fine.
Una sala dove non ci si siede
Per capire l'idea bisogna partire dal film. I protagonisti restano intrappolati su una passerella sospesa nel vuoto. Tutta la storia gira intorno a una sensazione precisa: la vertigine, il terrore di guardare giù e non avere niente sotto i piedi.
Il modo classico di promuovere un film così lo conosciamo. Un trailer pieno di inquadrature dall'alto, musica che sale, qualche urlo. Funziona, ma l'abbiamo visto mille volte. Lionsgate ha scelto un'altra strada: invece di raccontare quella paura con l'ennesimo trailer, l'ha fatta provare davvero. Lo spettatore non guarda più qualcuno che ha paura. Ha paura lui.
La vertigine non si spiega, si sente
Secondo me il punto forte sta tutto qui. L'attivazione non è un trucco messo a caso accanto al film. È il film stesso, tradotto in un'esperienza fisica. Se la vertigine è il cuore della storia, il modo più onesto per promuoverla è fartela sentire sulla tua pelle.
C'è poi un secondo livello, forse ancora più furbo. Pensa a chi sta su quella trave per tutta la durata del film e a come può reagire nei momenti più tesi. Sono reazioni vere, e le reazioni vere sono il contenuto perfetto per i social. Due proiezioni in una città possono produrre materiale capace di arrivare molto oltre le persone presenti in sala.
In pratica l'evento fa due lavori insieme. Per chi c'è, è un'esperienza pensata per restare impressa. Per tutti gli altri diventa un video che fa venire voglia di chiedersi: e io ce l'avrei fatta? Che è esattamente la domanda che vuoi far nascere prima che qualcuno compri il biglietto.
Quale paura, o quale piacere, vendi tu?
Non serve essere uno studio di Hollywood per ragionare così. La domanda da farsi è semplice: qual è la sensazione centrale di quello che offro? Non la caratteristica tecnica, la sensazione. Il croccante di un pane appena sfornato, la leggerezza dopo un trattamento, la calma di una stanza d'hotel, l'adrenalina di un corso di arrampicata.
Una volta trovata, chiediti come farla provare invece di descriverla. A volte basta poco: un assaggio al posto della foto, una prova sul posto al posto della brochure, un piccolo evento costruito attorno a quell'emozione. E se lo progetti pensando anche a cosa si vedrà nei video, hai già metà del materiale per le tue campagne social a Milano o ovunque lavori, girato da persone vere e non da attori.
Attenzione però a non confondere l'esperienza con la trovata. La forza dell'idea di Lionsgate è la coerenza: trave, imbracatura e vuoto sono gli stessi elementi del film. Se l'attivazione non c'entra niente con il prodotto, la gente ricorderà lo spettacolo e dimenticherà chi l'ha organizzato.
Il trailer ti dice che avrai paura. La trave te lo dimostra.



